venerdì, luglio 13, 2007


AFTER THIS OUR EXILE
Di Patrick Tam - Hong Kong 2006

Un padre ubriacone e suo figlio cercano di sopravvivere dopo l’ abbandono della madre, fuggita in cerca di una vita migliore.
La trama è tutta qua, semplice e lineare. Patrick Tam, dopo diciassette anni di lontananza dalla macchina da presa, torna con un lavoro quasi simbolico ( di che esilio parla il regista? ) e autoriale. Una fotografia che satura la scala del giallo e del rosso, tempi incredibilmente dilatati, una durata estenuante ( 150’ ) per un lavoro che narra di rapporti familiari che si disgregano e che a fatica cercano di ricomporsi. Sembra quasi uno di quei film che qua abbiamo smesso di vedere da un po’ e ce ne dispiace, visti i lavori precedenti del regista, che abbiamo avuto modo di apprezzare grazie alla retrospettiva del Far East. Diciamocelo qua e subito: After This Our Exile non è brutto, ci sono molti elementi che lo distinguono da altri lavori del genere ( quanti altri registi sarebbero riusciti a giostrare con tale bravura due attori, pochissimi esterni e qualche manciata di interni? ), c’ è Aaron Kwok che per una volta recita molto bene, ci sono inquadrature pulsanti e cariche della stessa tensione che attraversa i personaggi e un procedere solenne che non può non incantare lo spettatore. Ma alla fine della visione un piccolo retrogusto amaro per quella che alla fine è una pellicola tanto densa quanto, a tratti, sfilacciata rimane, forse per la banalità del soggetto in questione, forse perché il ritmo è troppo compassato, forse perché un montaggio diverso e una sforbiciata al tutto avrebbero giovato all’ abilità del regista, soffocata dalla noia che colpisce un po’ troppo spesso. Dopo tanto tempo, comunque, era difficile aspettarsi un lavoro perfetto, e alla fine After This Our Exile può tranquillamente essere il film giusto per il ritorno di Tam: non perfetto, ma che sa farci sperare in un regista che abbiamo imparato da apprezzare.

1 Comments:

Anonymous schegge said...

Ciao! questo l' abbiamo visto. Ti alleghiamo la rece dal nostro sito:

Uomo maledetto, perde sua moglie fuggita via e cerca di crescere suo figlio ma le donne, il gioco e il suo cattivo carattere renderanno il tutto sempre più complicato… Un soggetto quasi banale potremmo dire ma il veterano Patrick Tam mette in luce tutta la sua potenza d’ autore per rendere emozionante questo lungo e tortuoso viaggio per non soccombere. Solo un regista capace poteva spogliare un film del genere dalle banalità per ricoprirlo di magici momenti d’ alta classe, con ambientazioni caratteristiche, musiche perfette ed attori meritevoli. Emerge uno spaccato famigliare straziante, sicuramente con qualche dubbio nel corso di questi 150 minuti ma immersi da colpi d’ alta scuola. Applauditissimo al Festival di Roma.

6:20 PM  

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