venerdì, luglio 18, 2008

Le ultime visioni si son fatte scarse da queste parti, ma qualcosa abbiam visto, anche se non orientale



SHEITAN

Quato film con Vincent Cassel io non l' ho capito. E nemmeno i miei amici. Abbiamo capito solamente che ci ha fatto schifo. Che dire altrimenti di un film che non parte, mai, nemmeno quando parte, con un uso di personaggi campagnoli che tanto fa inquietante decisamente fastidioso. Poi se avete voglia di spiegarmelo, benvenuti, ma io considero questa cosa solo " merda ".



ELEKTROMA' S DAFT PUNK

Dura fare i dj ultimamente. Meglio fare films, avranno pensato. Meglio non usare sceneggiatori, si saranno anche detti i due ragazzotti. Peccato, perchè se la parte visiva è uno stupendo caleidoscopio di colori e personaggi molto lynchiani, la struttura invece è un qualcosa di talmente lento, lungo e ripetitivo ( vedasi la scena dove camminano nel deserto: due palle ) che annoia dopo MOLTO poco. Interstella era un' altra cosa e decisamente più riuscita. Rimandati, tornate a fare musica please.



SONGS FROM THE SECOND FLOOR

IL FILM che aspettavo! La fine del mondo rappresentata con fantasmi che tornano dalla morte senza motivo, persone che perdono la loro razionalità senza rendersene conto, aeroporti visionari pronti ad accogliere borghesucci carichi di valigie, azionisti e governi in preda al panico che scrutano palle di vetro e sacrificano bambini con la complicità della chiesa, ridotta a merce di consumo e croci accatastate per " mancanza di domanda ". Il conte lo propose come araldo dell' orgoglio cinebloggerista; come non condividere la sua idea? Cristo: lo.dovete.vedere.questo.film, perchè un' esperienza come questa è unica e irripetibile. Vi ho avvertiti.


mercoledì, luglio 02, 2008


MEATBALL MACHINE
Di Yudai Yamaguchi & Jun' ichi Yamamoto - Giappone 2005

Yoji è innamorato di Sachiko. Ogni giorno la vede nel cortile della fabbrica accanto a quella dove lavora lui, ma non ha il coraggio di dichiararsi. Una sera trova uno strano guscio nella spazzatura e tenta di esaminarlo; si scoprirà essere un organismo alieno, giunto sulla terra assieme ad altri per impossessarsi degli esseri umani. Quando lo strano guscio prenderà la sua innamorata, Yoji dovrà trovare il coraggio di reagire...
Una rinascita del cyberpunk dopo quasi un decennio di pausa? Un omaggio più che smaccato a Tetsuo l' Uomo di Ferro? O semplicemente una stronzata pazzesca? Meatball Machine ha dalla sua un paio di carte non proprio buone: la compartecipazione della americana Media Blaster e la presenza di Yamaguchi, famoso per la sceneggiatura di quella schifezza di Versus e qua ancora protagonista con uno script scritto, evidentemente, su un foglio di carta al bar mentre prendeva il caffè. Difficile nascondere che questo è un lavoro creato per il mercato estero, costruito attorno ai gusti di nerd americani impazienti di vedere un " film giapponese fuori " e quindi carico di tutto quello che taluni sfigati vogliono vedere: tentacoli che penetrano ragazze ( con godimento incluso ), armi falliche, splatter esasperato, zero impegno mentale. Già perchè Meatball Machine ( e temo anche altri prodotti della stessa casa: vedi Machine Girl e Tokyo Gore Police ) manca anche di quella ricerca sui nuovi corpi che aveva reso famosi capolavori come Tetsuo o Organ, qua nemmeno accennati, soffocati da cinetiche vibrazioni meccaniche racchiuse in personaggi senza spessore e senza alcun carisma. 86' che sembrano quasi due ore, tra sbadigli incontrollati, sagre del già visto ( ed abusato ) e tantissima noia. Incredibile come questo ammasso di frattaglie abbia riscosso in giro così tanto successo. Gli ultimi dieci minuti sono, comunque, da antologia del trash più becero. Da evitare, assolutamente.


mercoledì, giugno 25, 2008


TEKKONKINKREET
Di Michael Arias - Giappone 2006

Bianco e Nero sono due ragazzini che vivono e dettano legge nella piccola città di tesoro. Quando gli Yakuza decidono di mettere le mani sulla città, i due piccoli diventano un ostacolo da eliminare...
Michael Arias è un americano, creatore di software per animazioni, che vive in Giappone da diversi anni e a cui è stata affidata la direzione di questo lungometraggio d' animazione. La parte visiva, strabordante di effetti grafici stratosferici, rapisce immediatamente i sensi dello spettatore, con personaggi disegnati quasi male che interagiscono con fondali impeccabili e giochi di macchina nervosi degni del miglior film girato con attori in carne ed ossa. Ma la parte visiva, tanto bella quanto a rischio di saturazione, non può reggere un film il cui perno è una discutibile quanto raffazzonata lotta tra bene e male, tanto prevedibile ( già dai nomi: Bianco l' insopportabile ragazzino tardo e buono, Nero quello più turbato e in perenne lotta con se stesso ) quanto tirata per le lunghe. Difficile rimanere seduti per tutta la durata del film a sentire discorsi tardo new age in salotti sempre più improponibili, ad aspettare l' ennesima visione di pace ed acqua di Bianco, a sperare che la lotta interna di uno dei protagonisti finalmente si plachi, in una delle parti finali più pesanti e pedanti che mi sia capitato di vedere in una pellicola di animazione. Ma forse è solo una ia idea, che stride fortemente con quanto espresso da altri, che trovano questo film un gioiellino. Personalmente, l' ho trovato solamente noioso. Se avete tempo e voglia, dategli un' occhiata, ma non dite che non vi avevo avvertito...


martedì, giugno 10, 2008

FAR EAST FILM FESTIVAL X

Farò una cosa che non ho mai fatto: una breve riflessione su ogni film invece che una recensione completa come gli altri anni. Non ho proprio avuto un minuto di tempo libero fino ad ora, ed ad aspettare un altro pò si richia di accavallare troppe cose. Quindi:

" QUICKIE EXPRESS "
Di Dimas Djayadiningrat - Indonesia 2007

La storia di un nullafacente che diviene gigolò a domicilio è molto carina e anche nel finale si riserva qualche sorpresa. Difficile comunque salvare del tutto questa pellicola; vuoi per i tempi comici completamente sballati e troppo spesso tirati per le lunghe, vuoi per una parte centrale non perfettamente funzionante, vuoi per la durata ( due ore ) eccessiva per una pellicola ( e una regia ) come questa. L' aprire il festival con uno spin off e poi proiettare questo film, mi ha messo già dal primo giorno in guardia su cosa sarei dovuto aspettarmi dal festival quest' anno.

" THE HAPPY LIFE "
di LEE Joon-ik - Corea del Sud 2007

Probabilmente già dalla trama ( vieni licenziato e non hai nulla da fare? Riforma il tuo vecchio gruppo con il figlio del tuo amico morto! ) ci si può aspettare la solita commediola coreana farcita di colori, siparietti, momenti seri, arruginite prime prove, la riconquista della fiducia in se stessi e scoppiettante concerto finale che tanto scalda i cuori. Ecco: Them Happy Life è proprio questo, e nemmeno fatto tanto male. Godibile, giusto giusto per il primo spettacolo pomeridiano. Nulla più.

" TRIVIAL MATTERS "
di Pang Ho - cheung - Hong Kong 2007

Nuovo film per il più europeo dei cineasti di Hong Kong. Uno dei film che aspettavo di più, dopo i bellissimi Beyond Our Ken e Isabella. 90' di durata, e già si ringrazia il cielo, per una serie di episodi di diversa lunghezza e tutti ( nessuno escluso ) bellissimi, che catturano l' attenzione del pubblico grazie a dialoghi geniali ( il ragazzo che ci prova con la topa in discoteca ), situazioni irreverenti ( una fellatio per ogni ricorrenza per la ragazza che vuole rimanere vergine ) e sentimento messo nei punti giusti al momento giusto. La storia delle due ragazze mi ha, veramente, commosso. Da vedere e recuperare senza timori di sorta.

" MUAY THAY CHAYA "
di Kongkiat Komesiri - Thailandia 2007

Io leggo Thai, leggo l' orario ( ore 24:00 inizio spettacolo ) e penso: si danno! Ancora Born to Fight! Invece il regista pensa che me ne possa fregare qualcosa del suo malriuscitissimo tentativo di portare Good Fellas in Thailandia e metterci di contorno lotte clandestine di muay thay. Combattimenti coreografati peggio di così, solamente i film di The Rock, mentre la storia si perde in personaggi non credibili e in situazioni grottesche involontarie. Due ore di durata, pensavo di morire.


" MR CINEMA "
di Samson Chiu - Hong Kong 2007

Aria di nostalgia per questa pellicola che può contare un Anthony Wong in forma sgargiante, una storia toccante e una regia molto nouvelle vogue; con figli che poco hanno voglia di fare, privazioni familiari, un ricongiungimento storico che mi sfugge, ma che mi ha comunque fatto apprezzare questo bellissimo film. Rimane il rimpianto, comunque, che questo sia stato uno dei film più belli visti quest' anno; tanto per dire quanto c' era da aspettarsi da questa manifestazione.

IN THE POOL “
di Miki Satoshi – Giappone 2005

Opera prima di un regista leggermente svarionato, questo In The Pool suscita decisamente molte simpatie. Forse per i personaggi divertenti, per il ritmo frizzante, per la fantasia colorata che pervade tutti e 101' di questa pellicola. O forse semplicemente perchè questo è ottimo intrattenimento: non chiede nulla, diverte, mette di buon umore. Se vi capita dategli volentieri un' occhiata, non sarà tempo sprecato.

THE ASSEMBLY “
di Feng Xiaogang – Cina 2007

Il film “ imperdibile “ della scorsa stagione cinematografica cinese. Il film dove un sacco di cinesi si sparano addosso, addosso ai coreani, addosso agli americani, per poi dimenticarsi di essersi sparati addosso ed affossare quindi la vita di questo capitano che ha sparato addosso a tutti ma nessuno lo vuole ammettere. Grandiose scene d' azione, straripanti comparse e mezzi e botti, grandiosa la fotografia, sporca e cattiva, meno grandiosa la storia, che si affloscia sui soliti clichè di uno contro tutti per tutto il secondo tempo. Comunque non male, visto cosa esce di solito dal continente.

DEATHFIX: DIE AND LET LIVE “
Di Miki Satoshi – Giappone 2007

Qua uno vomita sul cofano della macchina, il vomito si cuoce come una frittata e il tipo ci fa una battuta sopra. Una caporedattrice di un giornale consegna il lavoro al protagonista, scorreggia duro con puzza, ci fa una battuta sopra. Miki qua, dopo aveci viziati con il suo primo film, non sa dove andare a parare, regalandoci, con le battute di cui sopra, i primi dieci minuti più terribili del festival e dell' ultimo anno. Praticamente una merda. E ancora deve arrivare Resiklo...

THE ROBBERY / THE FIRST ADVENTURES OF THE GANGSTA BEARS “
Hong Kong 1985

Che carino! Pang ho – Cheung mette a nostra disposizione i suoi filmati da piccolo. Che tenero, che paffuto, che guanciotte, che palle! Ma che palle! Il fatto di aver visto la locandina di queste due cose in vendita mi fa pensare al fatto che li abbiano pure messi in commercio. Puro spreco di tempo.


A DRIFT IN TOYKO “
Di Miki Satoshi – Giappone 2007

Il miglior film del nostro neo scoperto regista. Uno studente universitario dovrà accompagnare uno yakuza a costituirsi per l' omicidio della moglie. Il commissariato dove il bandito vuole andare è dall' altra parte della città, e durante il viaggio un po' di cose cambieranno per entrambi. Un film commovente, eccentrico, divertente, che pesca quanto di meglio detto in In The Pool e lo migliora ancora, regalandoci dolci affreschi su un' umanità perduta per le vie della metropoli. Stupendo.

THE DETECTIVE “
Di Oxide Pang – Hong Kong 2007

Un film piuttosto teso e sporco, con Aaron Kwok spaccone e scene tese e calibrate al millesimo per far sussultare lo spettatore. Sarebbe pure un bel film, se Pang non insistesse con i fantasmi ( buttati lì a cinque minuti dalla fine, uno scandalo ) e con una regia che più fa passare il tempo più convince sempre meno. Colonna sonora, aiutata dalle casse del Teatro, spaccatimpani. Si finisce il film con tanta delusione ed un cocente mal di testa.

RESIKLO “
Di Mark A. Reyes – Filippine 2007

Aspetto sempre il festival per tuffarmi nel cinema filippino ed ogni anno me ne pento. Un film di fantascienza senza trama, senza alcuna congnizione del tempo filmico, con due ( due, 2 ) idee buttate lì, con un saccheggio senza pari di Star Wars ( lo stesso sfumare delle scene, ad esempio, ma si potrebbe continuare ). Quando uno dei buoni dice che il cattivo ( un Palpatine fotocopiato ) è suo padre, si muore. Dentro. Talmente farsesco anche nella costruzione dei Robot ( con parti riciclate, salviamo il pianeta ) che dopo dieci minuti ci si annoia pure a riderci sopra. Roba che Matti, al confronto, può pure vantarsi di essere come Carpenter.

THE GLORIOUS TEAM BATISTA “
Di Nakamura Yoshihiro – Giappone 2008

Un medical thriller ben congegnato e strutturato. Si fa guardare fino alla fine con piacere, anche perchè in questi film non mancano mai quelle parti surreali e quella caratterizzazione dei personaggi talmente sopra le righe, che se dirette da qualsiasi altro regista non giapponese risulterebbero delle immonde cagate. Qua invece funzionano alla grande, e l' ispettore del ministero della Sanità è uno dei personaggi più belli visti a questo festival.


OUR TOWN “
Di Jung Kil – young – Corea Del Sud 2008

Our Town è un film che vuole concedersi tutto ma che non arriva a nulla. Confusionario fino alla nausea, irritante, pecoreccio, irriverente, satiraneggiante. Scusate, ma dopo “ irritante “ ho perso pure la voglia di scriverci su male. Perchè questo film è talmente brutto, che è pure brutto scriverci sopra. Una delle speranze del festival, a detta della direttrice un film che sono riusciti a strappare con le unghie agli altri festival; che se la stanno ancora ridendo, I suppose...

THE SCREEN AT KAMCHANOD “
Di Songsak Mongkolthong – Thailandia 2007

Di questo film è più interessante cercare di pronunciare il nome del regista senza intoppi alla lingua che guardare il suo operato. L' unica fortuna di questo pastiche confusionario di fantasmi che terrorizzano persone ( senza mai ferirle, altrimenti il divertimento dove sta? ) per tutta la durata del film senza motivo è, guarda caso, la durata della pellicola. Solo 98'. Ho ringraziato dio solamente una volta in vita mia, e non è stato dopo l' incidente automobilistico che mi è quasi costato la vita anni fa. No. E' stato all' uscita della sala dopo aver visto questa merda.


Ringrazio di cuore, ma veramente di cuore, MATTEO, NICOLA, DAVIDE, ROSSANA ( ovvero la cricca di Weltall direttamente dalla Sardegna ^^ ), ROB ( aka the Critic ^^ ) e PANCIO.

Senza di Voi, me la sarei passata veramente poco, e spero di rivedervi il prossimo anno, che mi auguro migliore di questo.

Un saluto a tutti voi, amici.



martedì, giugno 03, 2008

TOO MUCH WORK


Spero solamente di trasferirmi presto ed avere la connessione a casa, perchè da un mese a questa parte faccio fatica a prendermi tempo in ufficio per postare qualcosa.

Non temete, Torakiki non è morto!



venerdì, aprile 18, 2008


Ci Vediamo!

Torakiki

mercoledì, aprile 02, 2008


THE CITY OF VIOLENCE
Di Ryoo Seung - wan - Corea del Sud 2006

Un detective di Seoul torna alla sua cittadina natale per il funerale di un vecchio amico, una volta gangster locale. Scoprirà che non è stato un incidente, ed un altro amico della sua vecchia compagnia pare faccia il doppio gioco...
The City of Violence è un film particolare: per essere un lavoro di commissione sembra aver riscosso in giro pareri più che favorevoli, e molte sono le persone che si sono articolate in elogi alla trama, alle coreografie, alla resa della storia con i suoi soliti giochetti di amicizie tradite e riscatto sociale. Prenderlo ad occhi chiusi ( dopo la precedente esperienza avuta con questo regista: vedi Arahan ) mi è sembrato azzardato, ma le opinioni lette qua e là mi hanno dato coraggio e quindi ho messo mano al portafogli. Un peccato. Soldi spesi, ancora, per nulla. Come si può elogiare una storia con quattro dialoghi in croce, scritti da un incapace che non sa gestire nessuna situazione? Un film formato esclusivamente da raccordi, con personaggi che si trovano sempre al posto giusto nel momento giusto contro qualsiasi logica, che agiscono senza un perchè, che faticano a seguire una storia senza storia. Praticamente 90' di nulla con contorno di coreografie filmate non benissimo, con atleti più attenti ai passi di breack dance che a quelli marziali e un senso dell' azione rovinato da ralenti inutili enfatizzati da effetti sonori pacchiani. Una schifezza gonfia di musiche latineggianti fastidiose e decisamente fuori contesto. Nota a parte merita la versione italiana: doppiata di merda come da copione e con la scritta " in puro stile Tarantiniano " in copertina che già fa intendere l' idea che hanno questi incompetenti del cinema d' azione orientale. Da evitare, decisamente.


giovedì, marzo 27, 2008


DRUNKEN MASTER II
Di Liu Chia Liang & Jackie Chan - Hong Kong 1994

Seguito di uno dei più grossi successi di Chan ( diretto allora da Woo Ping ) questo lavoro prosegue con le peripezie di Wong Fei Hung, scapestrato maestro della drunken boxing che si troverà immischiato in un traffico illegale di reperti archeologici...
Bisogna dare atto che al nostro stuntman non manca un certo coraggio: affrontare a 40 anni un film di arti marziali così classico non è da molti, visto che al tempo i films in costume non riscuotevano più tanto successo, ed è curioso come un plot talmente banale possa rivelarsi uno dei suoi films migliori. La trama, leviamoci subito il peso, è sbrindellata, molto poco coerente, praticamente un mero canovaccio per le scene d' azione ( merito dei dissapori avuti con il regista Liang, che lascerà il set prima della fine delle riprese, lasciando il resto del lavoro a Chan ) le quali sono, forse, le migliori che i nostri occhi possano aver mai visto. Basterebbe vedere anche solo una volta il duello finale tra Chan e un agguerrito Ken Lo per non dimenticarlo più: una scena che da sola è valsa sei mese di riprese con un uso dei cavi eccellente e una coreografia mozzafiato. Non che il resto debba vergognarsi: la lotta tra Wong Fei Hung e la gang delle asce è impressionante e non si fatica a capire il motivo di tanto amore da parte dei suoi fans, che considerano questo film uno dei migliori in assoluto del nostro funambolico attore. Uno dei rari casi in cui il seguito, spiace dirlo, supera di diverse lunghezze l' originale. Da avere senza remore.


martedì, marzo 11, 2008


FAMILY
Di Miike Takashi - Giappone 2001

Un killer uccide un boss della mafia di Kyoto e si fa riconoscere come Fulmine Takashi, il miglior sicario in circolazione. I suoi due fratelli, membri della famiglia rivale, cercano di trovarlo prima che lo faccia la la gang del boss ucciso...
Considerato da molti il peggior film del nostro beneamato regista, non si tarda a capire il perchè di questa bollatura: trama senza originalità, ritmo blando e noioso, una storia che stenta a partire dopo 50' su 70' di durata e un finale talmente tronco da lasciare di stucco; ma è solo il primo tempo della storia, e già si profila all' orizzonte il seguito. Un peccato ed uno spreco, perchè i mezzi per sperimentare c' erano tutti ( poco budget, massima libertà, telecamere digitali ) ma è impossibile chiedere al maestro un altro Visitor Q e questo Family già si dimentica dopo cinque minuti. Prodotto dalla Maki Collection nella sezione Mafia ( la stessa di Bodyguard Chiba, per intendersi ) è stato pure portato da noi assieme al seguito. Unica nota positiva, l' edizione italiana evita un drammatico doppiaggio, lasciando la traccia audio origniale con i sottotitoli. Se proprio volete perdere tempo. Vi ho avvertiti.


mercoledì, marzo 05, 2008



Di solito in questo blog non si celebra nessuno, sopratutto se passato ad altra vita, ma è anche vero che senza il tuo lavoro adesso sarei un disadattato che, per farsela passare, brucierebbe cassonetti o picchierebbe la gente per noia. E non solo io. Quindi faccio uno strappo alla regola e ti ringrazio per le ore che mi hai fatto passare e che passerò in compagnia delle tue creazioni.

Grazie, sul serio.

Torakiki

lunedì, marzo 03, 2008


MEMORIES
Di Koji Morimoto, Tensai Okamura, Katsuhiro Otomo - Giappone 1996

Film a episodi. Nel primo, Magnetic Rose, degli astronauti ricevono un segnale di SOS da una navetta alla deriva. Una volta entrati scopriranno che è deserta, ma cominciano ad accadere strani fatti e sembra che dentro vi viva un fantasma. Nel secondo, Stink Bomb, l' impiegato di una industria farmaceutica ha il raffreddore e alcuni suoi colleghi gli consigliano di prendere un nuovo farmaco dalla scrivania del direttore; peccato però che quello che ingoierà il povero malcapitato non sia propriamente un farmaco normale. Nel terzo, Cannon Fodder, si vivrà la giornata di una classica famigliola che vive in una città tempestata di cannoni a vapore; l' unico lavoro possibile è sparare, anche se il nemico da cannoneggiare non lo ricorda più nessuno.
Preso dal volume a fumetti omonimo ( anche se l' unico episodio in comune è il primo ) questo Memories tenta il difficile percorso di un viaggio nel tempo toccando diversi punti come la fantascienza, la satira sulla paranoia e la dissacrazione della routine. Il lavoro, nel suo insieme, non raggiunge tutti i traguardi e tende ad arrancare un pò sia nel primo che nell' ultimo episodio ( sebbene questo sia quello visivamente migliore ) regalando un pò di verve e di sana follia nell' episodio centrale, certamente il più divertente. Non un prodotto da buttare, anzi, è solo che gli autori troppo spesso si dilungano inutilmente, allungando il brodo laddove sarebbe stato meglio lasciare perdere, e il risultato finale, sopratutto se si vede l' opera per intero, ne viene penalizzata. Merita comunque un' occhiata, visto che il materiale proposto è di quelli che più si prestano ad interpretazioni personali, ed ha il vantaggio di essere stato portato pure da noi, con un doppiaggio non malaccio.


venerdì, febbraio 29, 2008


SUICIDE CLUB
Di Sion Sono - Giappone 2002

54 liceali si trovano ai binari della metropolitana, si tengono per mano, si buttano sotto il treno che sta per arrivare. Nei giorni successivi, altri gruppi di ragazzi si suicideranno assieme. Cosa sta succedendo? La polizia brancola nel buio e ad ogni suicidio di gruppo viene trovato un rotolo di carne formato dai pezzi dei ragazzi uccisisi. Chi li spinge a farlo? Chi c' è dietro il sito internet che organizza questi suicidi collettivi?
Uno dei film sicuramente più inquietanti che mi sia capitato di vedere ultimamente: Suicide Club riesce subito a colpire lo spettatore per la sua messa in scena allucinante, il suo stile tanto rarefatto quanto capace di colpire lo stomaco con scene raccapriccianti ( la madre che si taglia cucinando, quasi un omaggio al fantastico Naked Blood ) e un' atmosfera talmente disperata, palpabile nella sua putrefazione, da rimanere nella mente dello spettatore per tanto tempo. Il film di Sono ( che pare venire dal porno ) non è comunque scevro da difetti: una trama incredibilmente sfilacciata che verso il finale quasi non sa dove andare a parare, una ricercatezza nelle singole scene così maniacale da far dimenticare al regista il filo conduttore del film, che si chiude con un finale tronco che convince poco. Eppure... Eppure questa pellicola, nella sua sconclusionatezza, colpisce talmente a fondo che difficilmente riuscirete a dimenticarla. Il gruppo giovanile con testi inneggianti alla morte ( le Dessert, che cambiano nome ad ogni comparsata in televisione ), la spregiudicata normalità nelle situazioni più crude ( persone che parlano felicemente, si salutano e si ammazzano ), i siparietti tanto crudi quanto capaci di lasciare basiti ( il gruppo di maniaci nel bowling abbandonato ) sono capaci di far innamorare. Un lavoro così non lo si vedeva dai tempi di Organ e, lasciatemelo dire, non è affatto poco. Da avere, senza mezzi termini. Si tengano alla larga i deboli di stomaco. Qua da noi, ma và, manco per scherzo.


giovedì, febbraio 28, 2008


THUNDERBOLT
Di Gordon Chan - Hong Kong 1995

Foh è un abile meccanico di macchine da corsa. Un giorno aiuta la polizia a catturare un pericoloso criminale internazionale che, pare, si diverta a correre come un pazzo per le strade di Hong Kong. La vendetta del cattivone sarà inevitabile e costringerà Foh a correre in una gara in Giappone, se non vorrà che capiti qualcosa di male alla sua famiglia...
Jackie, questa volta, si butta sulle corse e chiama in aiuto Gordon Chan. L' abilità registica dell' autore del bellissimo Fist of Legend non fa però decollare quello che è solamente un canovaccio di situazioni attaccate alla meglio. Come salvare un film dove la sceneggiatura è inesistente, dove le scene si raccordano senza un perchè, con attori spaesati che sembrano sempre non sapere quel che fanno. Lanciato come il film più costoso di Hong Kong, questo Thunderbolt non nasconde i capitali usati ( vedasi su tutte la celebre scena della distruzione di casa Foh ) come non nasconde quanto poco siano stati pagati gli sceneggiatori. Un film che contiene diverse scene memorabili ( come la bellissima rissa al Pachinko ) ma che manca di collante, che sfiora spesso il ridicolo involontario, non aiutato dai diversi aiuto registi ( uno per gli stunts, uno per le corse, un martial arts director ) che non fanno altro che diluire troppo l' abilità di Gordon Chan, che non riesce nemmeno a coprire lo stuntman di Jackie durante l' azione e che si dilunga troppo spesso in ralenti esasperanti. Se pensiamo poi che è un film di corse, non possiamo non soffermarci sulle gare: se la prima è forse un ottimo esempio di come un' auto può essere una perfetta estensione del corpo del nostro stuntman preferito, nella seconda si passa direttamente ad Altrimenti Ci Arrabbiamo, con macchine velocizzate che non sanno dove vanno impegnate in incidenti deliranti e senza logica. Un calderone insipido, divertente solamente per riderci sù. Anche qua da noi, come se ce ne fosse stato bisogno.


lunedì, febbraio 25, 2008


GRAVEYARD OF HONOUR
Di Miike Takashi - Giappone 2002

Il cameriere Rikuo salva, un giorno, la vita al boss Sawada, che lo ricambia facendolo entrare nella famiglia. Il nostro si fa subito distinguere per la sua ferocia e la difficoltà a controllarsi, che lo mettono in difficoltà all' interno dell' organizzazione. Chiederà come ricompensa per i suoi lavori dei soldi al boss, ma i sottoposti di Sawada gli faranno credere per scherzo che il capo non glieli darà mai; comincerà un' odissea di violenza che porterà Rikuo all' autodistruzione...
Miike prende a piene mani il film originale di Fukasaku e crea un remake che dire fantastico è poco. Difficile sarà vedere un lavoro del nostro così privo di pazzie, di incursioni deliranti nello svolgimento della storia: il regista non si intromette mai a livello visivo, lasciando tutto in mano al bravissimo protagonista Goro Kishitani, credibile in ogni momento, calato nel personaggio in modo a dir poco impressionante. Stupri, omicidi, droga e tradimenti a marcare il percorso di un cane sciolto, un mad dog incontrollabile, vigliacco, odioso e amabile allo stesso tempo. Da recuperare, se non altro per alcune delle sequenze più commoventi ( Rikuo e la sua amata che si drogano ), più schizzoidi ( la sparatoria nell' appartamento con la polizia ) e più forti ( l' accoltellamento all' aperto ) che sono viste qua ultimamente. Recuperatelo, perchè un Miike così sarà difficile vederlo un' altra volta.

mercoledì, febbraio 20, 2008


Per i pochi lettori che capitano da queste parti:
Non sono morto, anche se assente da un bel pò. E' solo che ho tanto lavoro...
Tornerò presto, non abbandonate queste pagine!

Torakiki